Breve storia Triste

Contatori che si sbriciolano

Cornetti freschi o surgelati?

Spettacolo al Teatro. Scale chiuse.

Manifestazione a Scheggino
Cartoline viaggiate
Continua a leggere RIASSUNTO GRUPPACCIOBreve storia Triste

Contatori che si sbriciolano

Cornetti freschi o surgelati?

Spettacolo al Teatro. Scale chiuse.

Manifestazione a Scheggino
Cartoline viaggiate
Continua a leggere RIASSUNTO GRUPPACCIO
Il mio amico Albertone, chiamato dagli amici “Cento cervelli” per la sua attitudine a far funzionare la capoccia, definiva “discussioni Strappamajette” quelle che si tengono al bar.
Succede quando due persone discutendo su argomenti da bar appunto, quindi semplici, si accalorano e cominciano a spingersi e poi si aggrappano alla maglietta l’uno dell’altro fino a strapparla, urlando: “…tenetemi, fermatemi che sennò je meno“.
Modalità “strappamajette” appunto.
E quello è un atteggiamento che, sbagliando, possiamo assumere un po’ tutti noi semplici abitanti di questo pianeta imperfetto.
Per questo la società sana elegge dei rappresentanti più maturi e dotati di forti qualità di diplomazia, li elegge soprattutto per trovare una soluzione civile a qualsiasi disputa.
Questo vale anche per le guerre ovviamente.
Deleghiamo insomma ai politici la soluzione diplomatica a qualsiasi tipo di conflitto, perché sennò va a finire a “strappamajette” e quello oltre che infantile, manco risolve. “Teneteme che je meno“.
Se però i politici, come succede in questi giorni, ci suggeriscono, magari pure indebitandoci, oppure sottraendo risorse a sanità, cultura, scuola, sviluppo, di comprare armi (che sarebbero per chi si fosse distratto, quelle attrezzature di cui parla anche la Costituzione all’art, 11, quelle cose che servono per la guerra) allora qualcosa a mio avviso funziona male .
Parte una specie di corto circuito che il mio amico Albertone avrebbe potuto usare per spiegare il senso della modalità “Strappamajette“.
Ciao Albertò. Un saluto da quaggiù dove si rischia sempre di ritrovarsi con la maglietta strappata o magari pure bruciata.

La vicenda di Stellantis, con la chiusura di stabilimenti, delocalizzazioni e ridimensionamento della forza lavoro, rappresenta una delle sfide più complesse per il settore industriale in Italia, con impatti devastanti su occupazione e sviluppo territoriale. Le soluzioni non possono limitarsi a interventi emergenziali, ma richiedono strategie integrate e di lungo periodo. Ecco alcune proposte concrete:
Conclusione
Affrontare la crisi Stellantis richiede una visione integrata che combini innovazione, sostenibilità e protezione sociale. Coinvolgere i lavoratori, le comunità locali e le imprese in un progetto condiviso può trasformare una minaccia in un’opportunità per l’industria italiana.
Se vuoi approfondire uno di questi punti o discutere di un progetto specifico, fammi sapere!
4o
E sarebbe stupido pensare alla nazionalizzazione delle fabbriche in crisi?
ChatGPT
Non è affatto stupido pensare alla nazionalizzazione come una possibile soluzione per le fabbriche in crisi, ma è una scelta che presenta pro e contro significativi. Storicamente, questa strategia è stata utilizzata in momenti critici per salvaguardare settori strategici o garantire posti di lavoro, ma il suo successo dipende molto dal contesto e dalla gestione successiva.
Un approccio meno drastico potrebbe essere la nazionalizzazione temporanea o parziale. Questo modello è stato utilizzato in passato con successo:
Con un approccio simile, lo Stato potrebbe:
La nazionalizzazione non è una soluzione stupida, ma deve essere valutata con attenzione, considerando il contesto economico, sociale e politico. Potrebbe funzionare come ultima risorsa o in combinazione con altri strumenti, come investimenti pubblici mirati, incentivi alla riconversione industriale e partnership strategiche.
Se il settore automobilistico è considerato davvero strategico per il futuro del Paese, una nazionalizzazione mirata e temporanea potrebbe rappresentare una scelta coraggiosa ma sensata.

Benvenuti su Media Italia Creativa! Siamo un’azienda di media a Milano, specializzata in contenuti di alta qualità e campagne pubblicitarie coinvolgenti. Aiutiamo le aziende a connettersi con il loro pubblico in modi nuovi ed emozionanti.
Il Ritorno delle “Camere di Verdura”: Gli Arazzi di Cristina di Svezia tornano a Splendere a Palazzo Collicola
L’alchimia del rimpiazzo: il sabato sera di Francesco Piemontesi a Spoleto Succede che la vita, con quel suo modo bizzarro di rimescolare gli spartiti all’ultimo secondo, decida di metterci lo zampino. Il forfait di Arcadi Volodos per motivi di salute andava risolto.
Tra l’incanto di Beatrice e il phon del parrucchiere: cronache (profane) dal Duomo. Diciamocelo subito, con quella onestà brutale che risparmia inutili giri di parole: se per scrivere di musica occorresse per forza maneggiare il linguaggio delle crome e dei solfeggi, io farei meglio a posare la penna.
Buongiorno. Oggi è sabato 4 luglio 2026. Festa nazionale negli Stati Uniti. Un po’ meno festa dove gli stessi USA continuano ad esportare democrazia e ad appoggiare altri stati violenti, ma non è questo il posto per parlarne.

di Antonello Briguori Ottobre 2020 – Luglio 2026, da tanto dura il drastico ridimensionamento di un ospedale, il San Matteo degli Infermi, che tanto ha dato a tutta la Regione con i suoi reparti e servizi.
Il 30 giugno Piazza Duomo si è trasformata in un grande teatro sotto le stelle per l’arrivo di MIKA, protagonista del concerto esclusivo MIKA Symphonique al Festival dei Due Mondi.
E così è arrivato pure Mika che almeno, a prima botta, sembrava non entrarci niente con il Festival di Spoleto. E manco con le mie preferenze musicali per quanto possano interessare.
Ricevo e volentieri pubblico “Moreno buon giorno l’altro giorno hai scritto qualcosa sulle bici elettriche, che non c’entrano nulla con le bici a pedalata assistita che usiamo noi ciclisti sportivi.
La fortunata trasmissione di Gabriella Ermini torna su Canale 11 della TV. Rete Sole. Per tutto il Festival alle 14,15 in replica alla sera.
L’intenzione era quella di rimanere per un po’ ad assistere allo spettacolo e poi approfittare del primo momento buono per svignarmela.
Le puntate di Don Matteo che mi è capitato di vedere, cominciano ad esprimere quell’atmosfera rarefatta tipica dei telefilm, spesso anglosassoni, che trattano di omicidi in provincia.
La città di Spoleto comincia sempre più ad assumere il ruolo di palcoscenico sfilandosi generosamente da quello di protagonista, per lasciare spazio a storie che cominciano a mio avviso ad avere un carattere.
Sempre di costruzione semplice si tratta, ma l’intreccio nel racconto di diversi livelli di accadimenti, muove un interesse che nelle prime puntate mi sembrava non ci fosse.
Bravi gli autori e chi costruisce la puntata e pure gli attori che si devono confrontare con quelli di prima tanto apprezzati dagli spettatori.
Poi che Spoleto diventi la città di Don Matteo è un male, ma solamente se rimane solo quello.
Spoleto può ospitare le avventure del prete detective e anche altro, esaltando la sua funzione di città tagliata per lo spettacolo.
Bravi!
E qualcuno capirà anche lo sforzo fatto per apprezzare questa serie nata come strapopolare, che però riesce a crescere, anche se lentamente, nella costruzione drammaturgica.
Peccato che il giovedì la serie girata a Spoleto sia nello stesso orario di “Splendida Cornice” di Geppi Cucciari, vera perla della programmazione RAI.

Media Italia Creativa ha trasformato la nostra presenza online in un successo straordinario.
Proprietario di un ristorante

Esplora le ultime tendenze e idee nel mondo dei media con Media Italia Creativa. Scopri la nostra passione per la creazione di contenuti coinvolgenti e innovativi.

di Aurelio Fabiani La mobilitazione di ieri per la RIAPERTURA DI TUTTI I REPARTI E SERVIZI DELL’OSPEDALE DI SPOLETO chiusi dal governo di Centro Destra della Tesei nell’ ottobre 2020, è stato un momento importante di una battaglia sociale, di giustizia ed equità dei diritti di Nascita, soccorso…
Ometto dall’elenco degli eventi estivi proposti dal Comune, la Cena sul Ponte che ritengo di un gusto che non condivido. Pensiero assolutamente personale. Rispetto chi la pensa diversamente ma io qua non lo riporto.

di Antonio Briguori A proposito della manifestazione in difesa dell’Ospedale di Spoleto
Si conclude con un bilancio trionfale la 69ª edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, la prima sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani. Per 17 giorni, la città umbra è tornata a essere il cuore pulsante della scena internazionale, registrando risultati storici che proiettano la manifestazione verso il…

di Antonio Briguori Ritorno su permesso negato, ai Comitati che si battono per un completo ripristino dell’Ospedale di Spoleto e del suo Punto Nascita, a leggere un breve comunicato sul palco, prima del Concerto in Piazza.

di Antonio Briguori Un assordante silenzio certifica la resa della politica. Si può essere d’accordo o meno con il diniego alla possibilità di leggere, dal palco del Concerto in Piazza Duomo, un comunicato sull’annosa questione dell’ospedale di Spoleto e del suo Punto Nascita, ma quello che preoccupa è,…

Chi se lo ricorda quando negli anni ’70 il motorino andava “smazzato“?
Chi ha avuto modo di vivere da adolescente quel periodo del secolo scorso se lo ricorda sicuro.
Quando capitava che qualcuno riusciva finalmente a farsi regalare il motorino nuovo dai genitori, cosa rarissima, ma proprio rarissimissima, si attivava il periodo in cui il motorino andava rispettato e trattato con cautela.
“Mi ci fai fare un giro“?
“No che ancora lo devo smazzare“!
Insomma bisognava rispettare quel periodo in cui il motorino acquisiva una sua personalità.
Smazzarlo andando sempre piano non andava bene sennò si addormentava e poi quando si chiedevano prestazioni un po’ più brillanti, il motorino che non c’era abituato, perché smazzato male, rispondeva pigramente.
Nemmeno andarci subito troppo forte era una cosa giusta. Lo stress del pistone che in fabbrica era stato fermo a lungo, non andava forzato.
Si parlava di piccole scorie di fabbricazione, come ricci di metallo, limatura di ferro, contenuti negli ingranaggi e nel cilindro, che dovevano essere smaltiti con attenzione e con calma.
Pure la preparazione della miscela, il carburante che si faceva direttamente alla pompa, aveva una sua liturgia.
Il benzinaro muoveva la leva avanti e indietro, faceva riempire un’ampolla a vista dentro la pompa, che si mescolava con la percentuale giusta di olio, dal 2 al 5 % e giù nel serbatoio. Poi la sgrullatina del tubo per non lasciare niente.
Mettere un litro di miscela era normale.
Due litri già più raro. Da tre in su, solo il figlio del farmacista o di quello che stava proprio bene poteva permettersi questo acquisto impegnativo.
Un litro allora bastava giusto giusto per arrivare a Monteluco, tanto poi si scendeva a folle.
E pure a folle si faceva la gara a chi arriva primo.
La marmitta a spillo poi, quella che trasformava il normale rumore del mezzo in un sibilo pieno di potenza. Un rumore che a sentirlo adesso ci sarebbe da impazzire. Una volta era emozionante invece.
Spesso lo spillo aveva il silenziatore, una specie di barattolino messo alla fine della marmitta originale, che serviva a soffocare il rumore eccessivo.
A causa delle vibrazioni però, il silenziatore spesso cadeva durante la marcia.
Il rumore che da una specie di gargarismo come quello di una vespetta diventava un urlo disperato.
La potenza fortemente illegale contro la normalità che tutti schifavano.
Ma quanto durava questo periodo di rodaggio? Di allenamento del motore al carattere che dovrà avere da adulto?
C’era un numero di chilometri obbligatorio da percorrere alla fine del quale si poteva affondare con la manopola del gas. “Guarda quello come corre. Stamattina ha finito il rodaggio. Beato lui“.
Una volta capito quanti dovevano essere i chilometri, facendo la media fra quello che aveva suggerito il meccanico o il venditore al cugino dell’amico, o quello che sosteneva quello che aveva il motorino “smazzato bene“, si doveva calcolare quanti erano i chilometri percorsi fino a quel giorno.
Eh sì che in quel periodo i motorini con il contachilometri erano proprio pochi.
Come si faceva allora a capire a che velocità si stava andando o quanti erano i km totali percorsi?
Per la velocità si risolveva a volte sorpassando un’auto che procedeva piano e si guardava quanto segnava il suo contachilometri. Manovra difficilissima e manco troppo sicura.
Dice: “… ma possibile che si capiva la velocità guardando il conta km di una macchina durante il faticoso sorpasso“?
Eh possibile. Si faceva proprio così, oppure si andava di fianco al motorino con il contachilometri. Mezzi rarissimi in quegli anni. Rarissimi.
“A quanto andiamo“? E l’altro urlava un numero. Grande emozione.
Comunque per capire quanti chilometri si erano percorsi dall’acquisto fino a quel momento e rendersi conto se si era finalmente fuori dal periodo del rodaggio, ci si sedeva al muretto per fare i conti.
“Sono andato a Monteluco 4 volte poi ho fatto dieci volte il giro di Spoleto. Una volta sono andato a San Giacomo e due volte a Eggi“.
La somma di questi percorsi per forza tutti brevi a causa dei serbatoi sempre mezzi vuoti, faceva il totale con una generosa approssimazione.
Certo andavano sottratti i km fatti a folle, quelli fatti a spinta perché era finita la miscela.
Alla fine di tutti questi calcoli si poteva finalmente decidere che era terminato il periodo in cui fare attenzione e si poteva finalmente affondare con il gas.
In quel momento si scopriva che la velocità massima poco cambiava rispetto a quella di prima, ma essere usciti dal rodaggio, aver smazzato bene il motorino era come aver finito di fare il soldato.
Chissà che fine ha fatto il mio Scarabeo Morini rosso.
Un nervoso mezzo da cross smazzato benissimo, che con la sua marmitta a spillo faceva impazzire tutti.
Buongiorno. Oggi è sabato 19 ottobre 2024.
Cominciamo così vah!
Allora: c’era un francese, un tedesco e un italiano.
Anzi no c’era uno del Bangladesh, uno egiziano e un albanese su una nave partita dall’Italia, che prima è andata in Albania con 16 disgraziati come passeggeri.
C’era poi quella stessa nave che torna in Italia poco dopo e le persone che sarebbero dovute rimanere là, sono tornate qua.
Un’altra mini crociera.
Anzi di più, c’era un miliardo di euri e un po’ di disgraziati che danno da mangiare a centinaia di politici.
Anzi no, ancora, c’era un processo e una novantina di parlamentari in piazza a Palermo arrivati a spese dello Stato, per protestare contro i giudici del processo contro il leader del loro partito.
E poi c’erano i magistrati di quel processo, in Sicilia, tutti sotto scorta. Per sicurezza dicono.
Per proteggerli: ma da chi?
C’era una volta un’ Italia, mo ce n’è un’ altra.
Ecco questo è uno degli argomenti che negli ultimi due giorni ha infiammato gli animi di molte delle persone che scrivono qui.
Il problema è che questo è un tema che dall’inizio abbiamo deciso di non trattare.
Non qua almeno. Ogni strumento di comunicazione ha delle priorità per rimanere efficace.
Questo qua, questo gruppo, si occupa delle criticità del nostro territorio.
Roba piccola rispetto a quello che sta succedendo fra l’Italia e l’Albania in questo scorcio di settimana.
Questo vale come spiegazione del perché molti post non sono stati pubblicati.
Per i commenti è più difficile, ma faremo il possibile.
Intanto arriva il brutto tempo ma la stagione, sia quella metereologica che quella della politica è così. Muta. Cambia. SI evolve. SI alimenta di chiacchiere. Usa i disgraziati. Gli ultimi.
Pensate che fra poco ci saranno anche delle elezioni dalle nostre parti.
Dovremmo parlarne?
Stamattina io intanto mi regalo due passi all’aria aperta poi vediamo.
Buon fine settimana.
Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!

Noi, popolo di Culonia, stanchi di prendere tutto troppo sul serio, consapevoli che la vita è breve e il caffè va bevuto prima che si raffreddi, convinti che ridere insieme sia più importante che avere ragione, proclamiamo solennemente questa Costituzione fondata sui principi di pace, libertà, uguaglianza e solidarietà condita con una sana dose di assurdità. Continua a leggere COSTITUZIONE DI CULONIA