Ne ho parlato qualche giorno fa. Su sollecitazione di alcuni amici, ho suggerito di illuminare il Teodelapio, la grande scultura di Alexander Calder sistemata proprio in mezzo al Piazzale della Stazione ferroviaria (piazza Giovanni Polvani).
Ieri sera sono passato in macchina per verificare il fatto che l’illuminazione fosse effettivamente scarsa. Beh, sì. La luce è poca e il rischio che qualche automobilista distratto ci possa anche sbattere contro è reale.
Però ho fatto una riflessione attingendo alla mia esperienza che è quella di uno che per lavoro si è occupato di illuminare spettacoli, scenografie, architetture: far brillare quella scultura verniciata di nero opaco, in mezzo alla strada, non è per niente facile e nemmeno economico.
Ci vorrebbe una valanga di luce insomma e lo vedo un progetto poco realizzabile.
Allora come si fa?
Beh, come si fa non lo so. Posso dire come farei io.
Rovescerei il punto di vista, illuminando quello che circonda la scultura. La facciata della stazione, la piazza, la rotatoria, in modo che il Teodelapio possa stagliarsi come un’ombra nera e decisa.
Ecco, io dovendo scegliere una strategia, penserei a questa.
Si aumenterebbe la visibilità della stazione e la sicurezza di automobilisti e pedoni. In genere la luce porta vita e movimento e lì, come in tutta la città, di queste cose si sente un gran bisogno.
