IL RISCHIO DI UN CONTENITORE SENZA IDENTITA’

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Ricevo da Ettore Magrini e volentieri pubblico:

Comunicato USB Sanità Umbria

Un fantasma si aggira per la sanità umbra: l’idea di accorpare neuropsichiatria infantile, SER.D.,
disturbi della nutrizione, salute mentale adulta e Hub universitario in uno stesso contenitore. Una
scelta che sembrerebbe di razionalizzazione a livello organizzativo, ma che rischia di produrre
l’effetto opposto: perdita di specificità, confusione gestionale e ulteriore impoverimento delle
professionalità già fortemente sofferenti.
Significherebbe ignorare la complessità delle esigenze richieste a servizi multiprofessionali
differentemente specializzati, i quali rispondono a logiche cliniche, territoriali ed assistenziali molto
distanti tra loro. La neuropsichiatria infantile si occupa di età evolutiva, famiglie, scuola e sviluppo;
i SERT di dipendenze e marginalità sociali; la rete DCA di disturbi della nutrizione e
dell’alimentazione richiedenti un approccio multidisciplinare altamente specifico; i centri di salute
mentale di prevenzione, trattamento e riabilitazione dei disturbi psichici e del disagio psicologico
dell’adulto.  Far convivere tutto ciò sotto un’unica regia rischia di trasformare la multidisciplinarietà
in dispersione.
Il primo effetto sarebbe la perdita di identità dei servizi. I bisogni dei bambini e degli adolescenti
verrebbero inevitabilmente schiacciati dalle emergenze dell’età adulta; le dipendenze, così come i
disturbi alimentari, sarebbero trattate come una semplice branca psichiatrica.
Con il fine manifesto di rafforzare i percorsi di cura e assistenziali, si rischia di andare incontro ad
un loro impoverimento e ad una perdita della riconoscibilità degli stessi da parte di cittadini e
operatori.
A pagare il prezzo più alto, oltre ai pazienti, sarebbe soprattutto il personale sanitario: medici,
psicologi, infermieri, educatori e terapisti, le cui condizioni lavorative appaiono già gravose.
Organici insufficienti, carichi in aumento, difficoltà di reclutamento e crescente demotivazione sono
solo alcune delle difficoltà con le quali si interfacciano quotidianamente. Inserire tutto in una
struttura unica potrebbe generare ulteriore disorientamento, sovrapposizioni di ruoli, conflitti interni
e perdita di competenze professionali specifiche.
Anche il tema delle liste d’attesa rischia di essere affrontato in modo puramente formale. È utopico
ritenere che l’unione dei servizi possa automaticamente condurre ad un aumento delle prestazioni in
mancanza di professionisti, spazi, investimenti e programmazione.
La vera sfida per la sanità umbra dovrebbe essere un’altra: rafforzare le reti territoriali, valorizzare
le competenze specialistiche, investire nella stabilizzazione del personale e costruire percorsi
realmente integrati e delle diverse identità cliniche e professionali. L’integrazione è un valore
quando mette in comunicazione le competenze, è un problema quando cancella le differenze e
appiattisce tutto dentro un unico modello gestionale.
La salute mentale, le dipendenze, la neuropsichiatria infantile e i disturbi della nutrizione non hanno
bisogno di un grande contenitore indistinto. Hanno bisogno di visione, investimenti e rispetto per le
professionalità che ogni giorno tengono in piedi servizi essenziali, spesso nel silenzio e con risorse
insufficienti.

USB Umbria

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