di Antonio Briguori
Il Festival chiude la porta e dice no alla lettura, da parte dei Comitati nati in difesa dell’Ospedale San Matteo degli Infermi e del suo Punto Nascita, prima del Concerto di Chiusura in Piazza Duomo.
Per il critico Giovanni Carandente le sculture collocate nel centro storico di Spoleto nel 1962, avevano un significato rivoluzionario.
L’obiettivo era portare l’arte fuori dai musei, riportandola nella vita di tutti i giorni.
Poteva così essere respirata da chiunque transitasse nelle strade e piazze della Città, rimanendone, anche se distratti e inconsapevoli, pur tuttavia, contaminati.
Con il rifiuto degli organizzatori alla lettura di un breve comunicato, circa la lotta intrapresa, da alcuni anni, dai cittadini di Spoleto a difesa del loro Ospedale e del Punto Nascita, si arreca un vulnus a quella idea rivoluzionaria ed alle ragioni stesse dell’arte.
Questa, infatti, o abita la Città o muore di solitudine nel suo Olimpo.
L’arte nasce dalla vita di tutti i giorni, dalle voci e dai colori dei mercati, dai bambini che corrono, dalle rughe e dai ricordi delle persone anziane.
Quando l’arte si ritira dal corpo vivo della Città e smette di vedere e sentire, tradisce se stessa, smette di creare e si rinchiude nell’esecuzione e nel virtuosismo.
