L’ELISIR DELLO SPERIMENTALE

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L’elisir di gioventù e il miracolo di Donizetti al Nuovo Menotti
C’è un momento preciso, quando si calca la soglia di un teatro storico come il Nuovo Menotti di Spoleto per la stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” cornice d’eccellenza e patrimonio di bellezza, in cui la solennità del luogo rischia quasi di intimorire; eppure, stasera accade l’esatto contrario: l’istituzione apre le porte e lascia spazio alla freschezza travolgente dei giovani.

Gaetano Donizetti, su libretto di Felice Romani, ci ha regalato con L’Elisir d’Amore un capolavoro popolare e apparentemente semplice, ma in realtà delicatissimo, sospeso com’è tra il meccanismo perfetto dell’opera buffa e una vena di sincero, irresistibile pathos amoroso.
Ed è qui che si inserisce la bella e intelligente lettura della regista Laura Cosso: spostare l’azione tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 equivale a fare di Nemorino il prototipo del giovane imbranato della commedia cinematografica italiana, affiancato dalle trovate di un Dottor Dulcamara dal sapore pop, evocato quasi come una surreale Vanna Marchi dei nostri tempi.
Il quadro visivo trova pieno compimento nelle scene curate da Andrea Stanisci, nei costumi di Clelia De Angelis e nel disegno luci di Eva Bruno (con Zheqi Zhou assistente alla regia) capaci di vestire la scena di un ritmo dinamico e calzante.
Ne nasce uno spettacolo vivace e decisamente interessante, capace di mantenere quel passo spedito e ritmato indispensabile per evitare il delitto capitale del teatro d’opera: la noia.
Sul palco si alternano con grande energia le voci ben preparate dei giovani talenti dello Sperimentale: le distinte Adina (Gaia Cardinale, Beatrice Caterino, Ariadna Vilardaga), i toccanti Nemorino (Joaquin Cangemi, Nicola Di Filippo, Paolo Mascari), i marziali Belcore (Gianpiero Delle Grazie, Edoardo Di Cecco, Stepan Polishchuk), i trascinanti Dottor Dulcamara (Davide Romeo, Nicolò Sasso, Giuseppe Zema) e le vivaci Giannetta (Aurora Bertoldi, Giorgia Cavaliere, Lorena Cesaretti, Benedetta Grasso).
A sostenerli sul campo ci sono il Coro del Teatro Lirico Sperimentale preparato da Mauro Presazzi e l’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani.
A tirare i fili dalla buca c’è la direzione del maestro Carlo Palleschi, uno che aborrisce i leziosismi intellettuali per buttare nella musica anima, passione e un tempo mosso ed elettrico, scolpendo con cura ogni singola frase musicale.
Si esce dal teatro con quella garbata commozione che si prova quando si vedono ragazzi affrontare fatiche e sacrifici per inseguire la propria ambizione, regalandoci un Elisir che, tra un sorriso e un sospiro, sembra brillare ogni volta con lo stesso stupore della prima volta.

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